Accidenti, ne abbiamo fatto di casino! Dobbiamo aver stuzzicato diverse corde sensibili se persino il Lamberti ci concede (malvolentieri, bisogna ammetterlo) uno spazio sul suo personale palcoscenico, scrivendo su di noi un articolo sul blog Opinioni di un climber (Climbook). Dico “noi” non perché accecato dalle folgoranti luci della sua ribalta ma perchè la mia misera persona rappresenta in realtà uno stuolo di istruttori “dilettanti” che opera ogni giorno in tutta Italia.

Mi sono svegliato di ottimo umore stamattina e quindi ho deciso di lasciare che un evento così eccezionale mi distolga da altro per tentare una replica.

Cos’è che dà tanto fastidio della nostra iniziativa, al di là delle opinioni, ovvio, che sono CHIARAMENTE diverse?? Forse il fatto che un signor nessuno, un pinco pallino qualunque, credendo finita la monarchia, abbia osato scrivere “alle istituzioni oltre che a tutte le ASD della FASI” per esprimere il proprio punto di vista? Che, adesso anche le pulci hanno la tosse?? Su che grado scalo per potermi permettere tanto rumore?

Naturalmente, ci aspettavamo commenti aggressivi e anche diffamatori da parte di qualche soggetto incapace di intendere. Ci aspettavamo anche strafalcioni e affermazioni strampalate da parte di qualche bilioso, a seguito del grande lavoro fatto per bloccare le modifiche delle leggi regionali in Lombardia e in Liguria. Come tanti hanno compreso, si tratta di modifiche ingiuste e di dubbia legittimità che andrebbero a cambiare profondamente il senso della legge 6/89, ampliando le competenze delle guide alpine per includere in via esclusiva (!) ambiti che sono già appannaggio di altre categorie. La gravità dell'esclusiva in favore delle guide ci ha costretto a scendere in campo in difesa dei praticanti e di quelle stesse attività. A beneficio di molti!

Mette tristezza constatare che ancora c’è chi si diverte a giocare sulle parole “professionista” e “dilettante” in ambito sportivo. Una legge obsoleta e discriminatoria (la 91 del 1981) che ancora recentemente si è cercato di riformare, distingue lo sport dilettantistico da quello professionistico, dove il primo corrisponde allo sport svolto “per diletto”. Questo non vuol certo dire che i lavoratori degli sport dilettantistici (TUTTI, ad esclusione del calcio, del basket e del golf) sono “dilettanti”, cioè privi della necessaria esperienza e preparazione! Ciò che è diverso è solo l’inquadramento legale della professione, intesa come LAVORO. Dove voglio arrivare? Al fatto che un istruttore FASI è COMPETENTE nella propria attività esattamente come le guide lo sono nella loro, che riguarda L’ACCOMPAGNAMENTO su terreni alpinistici. Turismo, non sport.
Per completezza di informazione, riporto che l’arrampicata sportiva su roccia rientra nell’elenco delle discipline riconosciute dal CONI (codice AD002, per la precisione) per l’insegnamento delle quali sono titolati e autorizzati gli istruttori delle Federazioni/Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal comitato olimpico stesso, nello svolgimento di attività didattiche rivolte ai soci delle ASD e Società Sportive ai suddetti enti affiliate. Con questo spero anche di aver risposto ai commenti dei tanti ignoranti burloni che a seguito dell’intervista uscita su UP Climbing si sono domandati: l’esperto Ghisleni? Ma esperto di che? (oltre a chi c..zo è)

Entriamo ora nel merito di alcune affermazioni del sig. Lamberti. Negare che l'arrampicata sportiva sia una attività TOTALMENTE diversa tanto dall'alpinismo quanto dalla scalata classica, non solo è una cazzata colossale, per usare le sue stesse parole, ma rischia seriamente di confondere pericolosamente le decine di migliaia di praticanti dell'arrampicata sportiva esortandoli ad affrontare il terreno alpinistico come se fosse una via attrezzata “in falesia o in Indoor”. Si tratta di una DISINFORMAZIONE, questa senza ombra di dubbio (!), molto GRAVE e PERICOLOSA, anche e soprattutto se a sostenerlo è una guida alpina! Inoltre, devia ulteriormente le menti di chiunque pensi che “scalare duro” sia di per sé sinonimo di autorità ed “esperienza” oltre che di capacità di insegnamento (non necessariamente un ottimo atleta sarà anche un ottimo istruttore/allenatore) o, più semplicemente, di chi dell’argomento sa poco o nulla. Sì, alcune tecniche e alcuni materiali sono in comune...ma che c'entra??? Può un arrampicatore sportivo che arrampica solo in falesia e indoor approcciarsi allo stesso modo a una via alpinistica? E viceversa? Mi sembra ridicolo e imbarazzante per chi lo scrive e per chiunque non arrivi a capirlo. L'equilibrio mentale e psico fisico dovrebbe essere sempre alla base delle nostre attività e delle nostre affermazioni. Prendendo le dovute distanze da questo tipo di mentalità, non ritengo servano ulteriori approfondimenti.

Le competenze delle guide alpine sono sancite dalla legge 6/89. Si tratta di una legge molto precisa nel definire le COMPETENZE delle guide, circoscrivendole all’accompagnamento, all'alpinismo, alle ascensioni, alle tecniche alpinistiche, allo scialpinismo e al ghiaccio. Il termine arrampicata sportiva compare solo come eventuale specializzazione conseguibile alla fine dell'iter formativo della guida alpina. Deduco che il Lamberti neanche abbia capito che non stiamo parlando di opinioni, ma di ciò che è scritto nella legge. Per quanto riguarda il campo di azione della FASI, invito il nostro a leggere le lettere inviate dalla Presidenza della Federazione alle regioni in questione.

Che l'Italia dovrebbe colmare il vuoto normativo inerente al Maestro d'Arrampicata lo sanno ormai anche i sassi. Il punto è che secondo noi, come accade negli altri paesi, la figura del Maestro E' e DEVE ESSERE completamente estranea a quella delle guide alpine, SOPRATTUTTO per quanto riguarda la formazione. Per far capire, pensiamo alle differenze ma anche ai punti di contatto tra 3 diverse professioni come l’Ingegnere, l’Architetto e il Geometra. Così risulta più chiaro anche ai nostri più feroci detrattori, permettendo forse loro di trasformare l'odio personale in amore...

L'articolo riporta poi: "Oggi la maggior parte delle guide ha una visione moderna; non vede la federazione come nemico ma come partner". Il signor Lamberti può stare certo che io personalmente, che sono della FASI, avendo verificato come si comportano e quello che scrivono tante guide, lui in primis, avrei paura ad avere come partner hater così. Anche perchè se lui, e gli altri come lui, fossero in buona fede, non avrebbero tentato di modificare le leggi a loro favore, di nascosto e a danno delle altre categorie senza la benché minima concertazione. E vogliamo ricordare che tra queste categorie, oltre all’arrampicata sportiva, figurano il canyoning, la speleologia, l’escursionismo ambientale. Le guide giocano ad asso pigliatutto. Si tratta di modi di cui, personalmente, mi vergognerei e che, già da soli, mettono in cattiva luce tutta una categoria.

Ora guardiamo un attimo i numeri. Ma vi sembra normale che 10 guide alpine liguri pretendano di monopolizzare un intero settore che coinvolge migliaia di praticanti e centinaia di istruttori?  Vogliamo forse ricordare le decine di migliaia di soci delle associazioni? O le migliaia di istruttori delle stesse? Con tutto il rispetto per le guide brave e oneste, una casta minoritaria non può pensare di governare da sola le sorti di uno sport che a livello nazionale muove molti, ma molti più praticanti di quanti ne possano materialmente gestire. È un dato di fatto che la maggior parte di questi praticanti non sia formata con le guide ma con gli istruttori FASI, CAI e di altre associazioni.

Il seguente concetto che chiude l'articolo, invece, mi vede completamente d'accordo: "E' il momento di mettere da parte le forze distruttive e unire quelle costruttive, altrimenti passeranno 30 anni prima che qualcosa cambi." C'è solo un problema: le forze distruttive che devono essere messe da parte sono in primo luogo quelle delle guide alpine e dei relativi Collegi che continuano a comportarsi come il sig. Lamberti e come coloro che, senza la dovuta trasparenza, hanno tentato di modificare le leggi in Lombardia e in Liguria, per il proprio vantaggio e a danno di tutte le altre categorie. Lo hanno fatto sostenendo assurde menzogne e falsità e continuano a screditare gli altri, soprattutto quando non sono in grado di porsi in modo civile, per un confronto rispettoso e dignitoso.

Per questi e altri buoni motivi io dico: Carneadi d’Italia, avanti tutta!!!

Per chi vuole leggerlo questo è l'articolo del Lamberti: http://www.climbook.com/articoli/2214-iperboli-e-menzogne-nella-demagogia-social-scalatoria?fbclid=IwAR0_QVn4Q9DZLcVw3ctEB6ZUYDYLqOKXWr2xo9tgslM97gIemsR8UUkT6_c

2 Commenti

  • PAOLO BACCARLINO,

    purtroppo il concetto che il mio è più lungo del tuo ormai èl’unico argomento rimasto quando non ci sono argomentazioni

    cordialmente
    uno carneade qualsiasi

  • Enrico Maioni,

    e comunque, dire che “Le guide alpine non sono competenti in materia di arrampicata su roccia” , è un’affermazione a dir poco ridicola!

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